Vincenzo Forgione è stato un appassionato della bici sin da bambino.
Chiunque lo conosca personalmente non può non notare il suo spirito libero e gioviale alimentato da grandi passioni.
Per anni ha partecipato ai campionati italiani di ciclismo portando in una terra praticamente vergine da questo punto di vista la passione per lo sport delle due ruote. Con la comparsa delle prime mountain bike la passione è esplosa e con quella anche il desiderio di partecipare ancora di più della vita della bicicletta. Un desiderio, quello di realizzare una bicicletta completa a partire da zero, lo aveva guidato per anni. I suoi studi tecnici gli avevano già dato i mezzi per realizzare tutto quanto il necessario. Era venuto il momento. Nel 1995 Vincenzo realizza la sua numero uno, la bicicletta che tutt'ora utilizza nelle sue uscite di fuori strada.

Non ripercorriamo qui la storia che ha portato Vincenzo a realizzare i suoi telai in acciaio perché puoi trovare maggiori informazioni nell'articolo che parla di Vincenzo Telaista Irpino
Parliamo qui dei suoi telai e del fatto che Vincenzo sia convinto che abbiano una loro "anima": un loro spirito ed una loro intima esistenza che è destinata a vivere in simbiosi con il loro unico proprietario.

Lo so bene che molti ciclisti, anche tra gli appassionati, siano convinti che ci sia una parte di divertimento nel cambiare bicicletta ogni due o tre anni. Che la nuova bicicletta dia anche un tocco di novità al loro andare in bici e che rompa la monotonia con nuovi colori e nuove linee.
Tuttavia questa cosa non va contro lo spirito di Forgione Telai: una bicicletta per la vita. I telai delle biciclette disegnati da Vincenzo sono realizzati per resistere una vita, sono fatti per essere portati dal loro unico proprietario (a meno di trovare un sosia biometrico esattamente compatibile con le proprie misure).
Una bicicletta Forgione ha parte dell'animo di Vincenzo che le costruisce con la massima attenzione e con tutto il suo "amore". Ma prende, man mano, anche un po' dell'anima di chi, con sacrificio, le cavalca e le conduce per centinaia e migliaia di km.
Lo dimostrano le foto che i nostri amici-clienti continuano a mandarci, a bordo delle loro biciclette.

Lo ricordano le foto delle biciclette (e non più dei telai) in giro per il mondo:


C'è però qualcosa di inspiegabile e non testimoniabile che lega ognuna di queste persone al suo telaio Forgione. Quella magia che si realizza nelle geometrie che accompagnano il corpo fino all'ultimo centimetro, che ti fanno sentire a riposo quando sei "disteso" sulla bicicletta, che non riportano dolori di postura dovuti ai centimetri di troppo o a quelli mancanti di un telaio preso con le misure "standard".
È anche questo che fa sì che quando si sale su un telaio Forgione ci sia come una lampadina che si accende nell'animo del ciclista. E' anche questo che noi definiamo come parte dell'anima del telaio.
